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Storia delle Terme di Rabbi

La leggenda del Bastianel dei Micli

Tutto è nato da lui, un pastorello che con le sue pecore ha scoperto l’efficacia dell’acqua termale. Da lì, la fama dell'acqua ferrugginosa delle Terme di Rabbi si è espansa fino ad arrivare alla corte austriaca di Maria Teresa. 

La voce popolare racconta che le greggi affidate al Bastianel erano più belle e producevano un latte migliore delle altre e fu osservandole che il pastorello si accorse della loro abitudine di abbeverarsi in quelle polle d’acqua circondate da rossi sassi…

Maria Teresa d'Austria e l'acqua delle Terme di Rabbi

Ancora oggi è rappresentata sul manifesto pubblicitario delle Terme con in mano una bottiglia d’acqua termale, da lei chiamata elisir naturale. Al tempo la nostra acqua veniva addirittura esportata in tutto l’Impero Austro-Ungarico e considerata di livello superiore rispetto ad altre acque minerali. L’acqua imbottigliata in bottiglie di vetro da 350ml, con il tappo in sughero legato con lo spago perchè non venisse spinto via dal gas naturale,  veniva venduta negli speziali e giungeva fino a Vienna con più cambi di carrozza. Partiva da Bagni di Rabbi all’interno di grossi barili. Immaginiamo che date le caratteristiche dell’acqua, molto deperibile ai movimenti e cambi temperatura, il prodotto che arrivava a Vienna non era certo pari a quello alla fonte. Comunque era definita “elisir di lunga vita”.

Ma quando venne scoperta l’acqua di Rabbi? Ce lo racconta Alberto Mosca, esperto e studioso della storia delle nostre Valli solandre.

Probabilmente della sua esistenza si aveva coscienza fin dal Medioevo: già nella seconda metà del Trecento la Val di Rabbi era conosciuta per alcuni giacimenti ferrosi assai importanti, ed è plausibile che proprio la continua esplorazione della montagna alla ricerca delle vene di ferro abbia facilitato l’incontro con quell’acqua caratteristica, rossastra e dal forte odore. Tuttavia non se ne comprese l’utilità, se non dopo un paio di secoli. Probabilmente, le prime ad avvalersi delle proprietà delle acque ferruginose furono davvero le capre del leggendario pastore Bastianel: la voce popolare racconta che le greggi affidate a lui erano più belle e producevano un latte più squisito delle altre e fu osservandole che il pastorello si accorse della loro abitudine di abbeverarsi in quelle polle d’acqua circondate da rossi sassi…

È a partire dal XVI secolo che una rinnovata attenzione della nobiltà verso i benefici delle acque minerali favorì l’ascesa di Rabbi: già nel 1553 esponenti della famiglia Thun frequentavano a scopo curativo i bagni termali esistenti nei pressi di Castel Caldes, oggi perduti, al pari di quelli di Bormio. Possiamo ipotizzare che in questo periodo tornasse viva l’attenzione sulle acque della Val di Rabbi, tuttavia utilizzate privatamente dalla nobile famiglia, i Thun, che dal 1464 detenevano la giurisdizione feudale sull’intera valle.

Doveva passare un altro secolo prima che questa riconosciuta salubrità delle acque diventasse di dominio pubblico, prima della comunità scientifica e quindi di una più vasta platea di bagnanti.

Già nel 1660 è il giovane Sigismondo Ercole Thun a scrivere nella propria corrispondenza della sua visita a Rabbi, allo scopo di curarsi su suggerimento del proprio medico e il primo luogo di cura fu proprio il palazzo Thun di San Bernardo, nel quale l’acqua veniva trasportata.

Fu l’inizio di una frequentazione sempre più assidua, che si accompagnava al crescente interesse di medici e scienziati: nel 1777 il medico e botanico Heinrich Crantz, attivo alla corte di Maria Teresa e autore di una completa ricognizione delle acque curative esistenti nella monarchia asburgica, suggerì all’Augusta sovrana di impiegare a corte proprio l’acqua di Rabbi, ritenendola superiore alle altre, anche a quelle straniere.

Sono numerosi e prestigiosi i nomi dei bagnanti che lungo tutto l’Ottocento giungono a Rabbi: esponenti della nobiltà austriaca (a partire dalla arciduchessa Maria Elisabetta) e di quella lombarda e veneta, fino a, tra gli altri, personaggi come il presidente del consiglio del Regno d’Italia, Benedetto Cairoli, l’arcivescovo di Milano Luigi Nazari di Calabiana, il beato Giovanni Battista Scalabrini, l’alpinista ed esploratore inglese Douglas W. Freshfield, il geologo e paleontologo Antonio Stoppani: quest’ultimo nella sua opera “Il Bel Paese” del 1876 descrisse con trasporto la straordinaria località dei Bagni di Rabbi nella quale egli stesso aveva ritrovato salute e benessere.

L'acqua termale di Rabbi negli archivi della famiglia Thun (racconta Alberto Mosca)

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